L’Associazione ha iniziato ad operare in Romania nel 2006, seguendo due diverse linee di intervento: a Bucarest Lucicate ha prestato il suo supporto a una casa di accoglienza per ragazze madri prive di supporto familiare, mentre a Campina ha iniziato la collaborazione con l'Istituto Casa Sperantei, per l’accoglienza di minori in difficoltà.
Entrambe le realtà sono state fondate dalla congregazione delle Suore di San Giuseppe di Aosta, che operano con particolare attenzione alle fasce più deboli della società, soprattutto ai bambini e alle ragazze madri.
Nella Casa di Accoglienza di Bucarest un’assistente sociale ha accompagnato le neo-mamme nell’accudimento e nella crescita dei bambini, con un’attenzione particolare al recupero dei rapporti familiari delle ospiti, là dove era possibile. In questo caso, Lucicate ha offerto il suo supporto sostenendo mensilmente le spese dell’alloggio e delle utenze della Casa.
All’interno di questo contesto, l’Associazione ha inoltre seguito con particolare attenzione tre bambini che frequentavano la scuola primaria ed erano impossibilitati a essere mantenuti dalla nonna che li aveva in affido. Questi progetti sono stati seguiti ininterrottamente fino al 2021, quando entrambi sono giunti a conclusione.
Nella cittadina di Campina, invece, si trova Casa Sperantei che nel 2006 accoglieva circa cinquanta bambini e bambine dai 3 ai 12 anni, mentre ora, a seguito delle nuove leggi rumene, ne ospita circa 12 nella fascia 8-18 anni. Infatti, in origine, l’istituto era nato per l’accoglienza di neonati abbandonati, provenienti da famiglie in difficoltà, o affidati da organi competenti, nella prospettiva dell’adozione; poi, a causa del blocco delle adozioni internazionali da parte del governo rumeno, Casa Sperantei ha continuato la sua opera ospitando bambini/e e ragazzi/e fino alla maggiore età, accompagnandoli negli studi e cercando di dare loro uno sbocco sociale e lavorativo.
L’associazione Lucicate ha organizzato, fino al 2019, dei campi di animazione estiva per Casa Sperantei a cui hanno partecipato soci, amici e ragazzi, preventivamente informati e preparati con incontri mensili.
Lucicate ha comunque continuato a sostenere il centro con contributi semestrali e adozioni a distanza, attivandosi in situazioni di particolare emergenza economica o per progetti di inserimento lavorativo e scolastico, pagando cure mediche straordinarie e inviando cibo ed indumenti.
Nel maggio 2023 dei volontari si sono recati a Campina per riallacciare i rapporti interrotti nel periodo d'isolamento per il Covid-19.
E’ stato un momento forte per i volontari, perché quel luogo mantiene per tutti un particolare significato affettivo.
Chiusura del progetto
Dopo tanti anni di servizio, le figlie della congregazione Suore di S.Giuseppe, sono rientrate nel 2024 ad Aosta e hanno ceduto le due unità abitative di “Casa Speranza” alla Caritas rumena: un'unità continuerà ad ospitare i 12 ragazzi/e rimasti (5 frequentano le medie, 2 la scuola professionale e 5 l'Università), mentre nell'altra, che verrà intitolata a Vladimir Ghika (sacerdote rumeno morto nel 1954), verranno accolte persone anziane, sole, non più auto-sufficienti o malate. Suor Marisa ringrazia di cuore Lucicate "per il lungo lavoro fatto con grande costanza dai volontari a Casa Speranței dal 2006", ricorda "i volontari che ci hanno lasciati, come Giuseppe Piamarta e Lorenza Spagnolli", riconosce a Lorenza, Flavio e a tutto il gruppo di giovani volontari, il merito di essere riusciti a trasmettere uno "spirito semplice e gioioso ai nostri bambini, spesso cupi e chiusi nel loro mondo interiore dovuto all’abbandono dei genitori". Ringrazia infine la nostra associazione per il sostegno "con denaro, materiale scolastico e alimenti, che sono stati molto graditi da tutti i nostri ragazzi e ragazze" e aggiunge: "Grazie infinite! Che il Signore renda il centuplo in salute, pace in famiglia e tanta serenità in ognuno che ha lavorato per dare di più a chi ha meno"
Dal 2010 al 2020 l’Associazione ha anche sostenuto interventi di carattere sanitario e burocratico a favore dei cosiddetti ragazzi di strada, costretti a vivere nei tombini di Bucarest. Durante questo periodo i ragazzi sono stati seguiti da un’operatrice locale, nel tentativo di offrire loro possibilità alternative alla vita di strada attraverso un percorso riabilitativo.